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Lavoro agile nella PA: direttiva n. 3

Fonte: Altalex. Nota di Laura Biarella

 

 

Provvedimento: DPCM 1 giugno 2017 n. 3

Titolo: Indirizzi per l’attuazione dei commi 1 e 2, dell’articolo 14, della legge 7 agosto 2015, n. 124 e linee guida contenenti regole inerenti all’organizzazione del lavoro finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti

In: GU Serie Generale n. 165 del 17-07-2017

 

 


 

L’obiettivo primario è quello di adottare nuove misure di smart working che permettano, nel prossimo triennio, ad almeno il dieci per cento della popolazione dei “pubblici” che lo richiedano, di avvalersi dei più agili strumenti deputati allo svolgimento della prestazione lavorativa e, al contempo, senza penalizzazioni per professionalità e carriera.

Il lavoro agile, riconosciuto dalla Direttiva a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e della Ministra Madia, contiene gli indirizzi per l’attuazione dell’articolo 14 della Legge 7 agosto 2015 n. 124, nonché le linee guida per la nuova organizzazione del lavoro, finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti.

Facendo un passo indietro, la citata Legge 7 agosto 2015, n. 124, delegava il Governo alla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, prevedendo l’introduzione di nuove e più agili  misure di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei propri dipendenti.

La Direttiva prevede, tra l’altro, che gli enti pubblici, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili, dovranno adottare le misure organizzative volte a:

a) fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro;

b) sperimentare, anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità, spaziali e temporali, per lo svolgimento della prestazione lavorativa.

 

Il lavoro agile o smart working entra, quindi, a pieno titolo, nel settore pubblico. Le finalità dichiarate sono quelle dell’introduzione delle più innovative modalità di organizzazione del lavoro, basate sull’utilizzo della flessibilità, sulla valutazione per obiettivi, sulla rilevazione dei bisogni del personale dipendente, il tutto alla luce dei bisogni di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Assumono quindi rilievo le politiche di ogni amministrazione volte alle seguenti direzioni:

a) valorizzazione delle risorse umane e razionalizzazione delle risorse strumentali disponibili nell’ottica di una maggiore produttività ed efficienza;

b) responsabilizzazione del personale dirigente e non;

c) riprogettazione dello spazio di lavoro;

d) promozione e più ampia diffusione dell’utilizzo delle tecnologie digitali;

e) rafforzamento dei sistemi di misurazione e valutazione delle performance;

f) agevolazione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Ogni amministrazione dovrà adottare misure atte a permettere, nel prossimo triennio, ad almeno il 10 per cento dei dipendenti, sempreché lo richiedano, di avvalersi delle più moderne modalità spaziali e temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, garantendo che quei dipendenti che se ne avvalgono non subiscano penalizzazioni né in termini di professionalità che di progressione di carriera.

L’adozione delle misure organizzative e il raggiungimento dei succitati obiettivi costituiscono oggetto di valutazione nell’ambito dei percorsi di misurazione della performance sia organizzativa che individuale all’interno di ogni ente. Questi vengono altresì chiamati a monitorare l’impatto delle nuove misure organizzative adottate in tema di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, in rapporto all’efficacia e all’efficienza dell’azione amministrativa, e sulla qualità dei servizi forniti.

Sempre nell’ottica della promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, le amministrazioni pubbliche, nei limiti delle risorse di bilancio, dovranno stipulare convenzioni con asili nido e scuole dell’infanzia e a organizzare, anche mediante intese con altri enti pubblici, servizi di supporto alla genitorialità, operativi durante i periodi delle pause dei calendari scolastici. La stessa direttiva fornisce anche gli orientamenti per l’attuazione delle nuove disposizioni normative attraverso una fase di sperimentazione.

 

In particolare le linee guida contengono indicazioni sull’organizzazione del lavoro e la gestione del personale per dare impulso alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dipendenti, sostenere il benessere organizzativo e salvaguardare l’esercizio dei diritti dei dipendenti stessi.

Per l’attuazione delle misure e delle finalità normative, e con particolare riferimento alla sperimentazione delle nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa, proseguirà la sinergia già avviata tra le amministrazioni attraverso le attività di osservazione delimitate dalle linee guida.

 

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