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Mobbing: una proposta di legge per trasformarlo in reato

 

 

La fattispecie di mobbing sul lavoro potrebbe diventare reato. La proposta di legge che lo prevede, presentata nel 2014, è stata assegnata in sede Referente alla Commissione II Giustizia della Camera. La fattispecie sarebbe inserita nell’articolo 582-bis, nell’ambito della molestia morale e violenza psicologica sul lavoro.

La proposta di legge per trasformare il mobbing in reato parte da un dato di fatto: la lacuna legislativa ha purtroppo troppo spesso portato all’ “assoluzione per soggetti che hanno posto in essere condotte ritenute riprovevoli dalla generalità dei consociati, ma prive di sanzione penale specifica”.

La ratio della proposta di legge è quindi quella di fornire sempre una tutela sicura e adeguata alle vittime di mobbing (incluso anche il “bossing” o “mobbing verticale”, ovvero il mobbing non tra colleghi ma del capo sul dipendente e lo “straining”, ossia una forma di mobbing più lieve in cui l’azione è una e singola anche se gli effetti sono perpetrati nel tempo).

 


 

 

A.C. 2191 “Introduzione dell’articolo 582-bis del codice penale, in materia di molestia morale e violenza psicologica nell’attività lavorativa (mobbing e straining)”

 

 

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il datore di lavoro o il lavoratore che, in pendenza di un rapporto di lavoro, con più azioni di molestia, minaccia, violenza morale, fisica o psicologica ripetute nel tempo ponga in pericolo o leda la salute fisica o psichica ovvero la dignità di un lavoratore, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 5.000 a euro 20.000. Il delitto è procedibile d’ufficio. Se la condotta di cui al primo comma è realizzata con un’unica azione, il reato è punito con la pena da tre mesi a due anni e con la multa da euro 3.000 a euro 15.000. Il delitto è procedibile d’ufficio.

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