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Etichettatura alimenti: obbligo di indicare lo stabilimento di produzione

 

Decreto Legislativo 15 settembre 2017 n. 145: disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, ai sensi dell’articolo 5 della legge 12 agosto 2016 n. 170Legge di delegazione europea 2015

 

 

 

 

 


 

Fonte: Altalex.com

I prodotti alimentari preimballati, destinati al consumatore finale o alle collettività, devono recare, sull’etichetta, l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione ovvero, qualora diverso, di confezionamento.

Questo l’obbligo istituito dal D.lgs. n. 145 del 15 settembre 2017 col fine di garantire, oltre ad una più completa informazione all’utente, anche una migliore rintracciabilità dell’alimento.

Il decreto legislativo in questione attua alcune previsioni della legge di delegazione europea 2015 (Legge 12 agosto 2016, n. 170), introducendo misure per il recepimento e adeguamento, nell’ordinamento interno, del regolamento UE n. 1169/2011 (25 ottobre 2011) del Parlamento europeo e del Consiglio, “a garanzia della corretta e completa informazione al consumatore e della rintracciabilità dell’alimento da parte degli organi di controllo, nonché per la tutela della salute”.

Nella specie, il decreto delegato riguarda più propriamente l’indicazione obbligatoria in etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento: per tutti i prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alle collettività, sarà quindi necessario imprimere sull’etichetta la sede dello stabilimento di produzione ovvero, qualora differente, quello di confezionamento.

Quanto alle sanzioni, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, essendovi tenuto per legge:

  1. a) non riporta sul preimballaggio o su un’etichetta a esso apposta, o sui documenti commerciali, l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento dei prodotti alimentari preimballati, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro;
  2. b) qualora l’impresa disponga di plurimi stabilimenti, e non evidenzia quello effettivo mediante punzonatura o altro segno, è soggetta alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 2.000 euro a 15.000 euro;
  3. c) non riporta in etichetta l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, secondo le modalità di presentazione delle indicazioni obbligatorie stabilite dall’articolo 13 del regolamento UE n. 1169/2011, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da 1.000 euro a 8.000 euro.

In merito alle specificate violazioni, si individua il Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, quale autorità amministrativa competente, facendo comunque salve le competenze già spettanti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, oltre che agli organi preposti all’accertamento delle violazioni.

Una specifica clausola di mutuo riconoscimento statuisce che la novella non trova applicazione rispetto a quei prodotti alimentari preimballati:

  1. a) in conformità alle disposizioni del regolamento UE n. 1169/2011;
  2. b) legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea;
  3. c) legalmente fabbricati o commercializzati in Turchia;
  4. d) fabbricati in uno Stato membro dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA), parte contraente dell’Accordo sullo Spazio economico europeo (SEE).

 

 


 

 

Il decreto legislativo reintroduce l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta. Il provvedimento prevede un periodo transitorio di 180 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, per lo smaltimento delle etichette già stampate, e fino a esaurimento dei prodotti etichettati prima dell’entrata in vigore del decreto ma già immessi in commercio.

L’obbligo era già sancito dalla legge italiana, ma è stato abrogato in seguito al riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare. L’Italia ha stabilito la sua reintroduzione al fine di garantire, oltre che una corretta e completa informazione al consumatore, una migliore e immediata rintracciabilità degli alimenti da parte degli organi di controllo e, di conseguenza, una più efficace tutela della salute.

La legge di delega affida la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni all’Ispettorato repressione frodi (ICQRF).

 

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