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La Commissione europea ha adottato il 7 dicembre 2017 le decisioni in materia di procedure di infrazione

 

 

Con riferimento all’Italia, le decisioni riguardano una costituzione in mora ex art. 258 TFUE, quattro archiviazioni di procedure d’infrazione, l’archiviazione di un caso di pre-infrazione, una decisione di ricorso e un parere motivato ex art. 258 TFUE.

Il numero delle procedure a carico del nostro Paese scende a 62, di cui 52 per violazione del diritto dell’Unione e 10 per mancato recepimento di direttive.

 

Segnaliamo:

 

Parere motivato

La Commissione sollecita l’ITALIA a notificare il pieno recepimento delle norme dell’UE riguardanti la convenzione sul lavoro marittimo dell’Organizzazione internazionale del lavoro

Con parere motivato la Commissione sollecita l’Italia a notificare tutte le misure nazionali di recepimento delle norme dell’UE riguardanti la convenzione sul lavoro marittimo del 2006 (MLC; direttiva 2009/13/CE del Consiglio). La direttiva attua l’accordo tra le parti sociali dell’UE nel settore marittimo in merito alla convenzione sul lavoro marittimo. La direttiva è entrata in vigore il 20 agosto 2013, contemporaneamente alla convenzione. Essa riprende, a norma dell’articolo 153 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), le disposizioni vincolanti della convenzione sul lavoro marittimo per quanto riguarda le condizioni di vita e di lavoro, in particolare in materia di contratto di lavoro, età minima, orario di lavoro, norme di salute e sicurezza nonché benessere. L’Italia ha notificato una serie di misure nazionali di recepimento, però diverse disposizioni sono rimaste poco chiare. La Commissione ha chiesto chiarimenti alle autorità italiane, che hanno provveduto a fornirli, ma sebbene la risposta abbia chiarito alcuni dubbi mancano informazioni per quanto riguarda le misure nazionali di recepimento di alcuni obblighi della direttiva. La Commissione ritiene pertanto che l’Italia sia parzialmente inadempiente all’obbligo di notificare le misure di recepimento della direttiva entro il 20 agosto 2014. La Commissione invita ora l’Italia a prendere le misure necessarie per conformarsi pienamente alla direttiva. Se l’Italia non adeguerà la legislazione nazionale al diritto dell’UE entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

 

 

Deferimenti alla Corte di giustizia dell’Unione europea

Ritardi di pagamento: la Commissione deferisce l’ITALIA alla Corte di giustizia per non aver garantito il pagamento dei fornitori nei termini

Oggi la Commissione europea ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE a causa del sistematico ritardo con cui le amministrazioni pubbliche italiane effettuano i pagamenti nelle transazioni commerciali, in violazione delle norme dell’UE in materia di pagamenti (direttiva sui ritardi di pagamento, direttiva 2011/7/UE). Secondo la direttiva sui ritardi di pagamento, le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le merci e i servizi acquistati entro 30 giorni o, in circostanze eccezionali, entro 60 giorni dal ricevimento della fattura. La Commissione attribuisce una grande importanza alla questione dei ritardi di pagamento da parte delle amministrazioni pubbliche, constatata in diversi Stati membri, e persegue una rigorosa politica di applicazione della direttiva in materia. La puntualità dei pagamenti è particolarmente importante per le piccole e medie imprese (PMI), che confidano in un flusso di cassa positivo per assicurare la propria gestione finanziaria, la propria competitività e, in molti casi, la propria sopravvivenza. La Commissione riconosce gli sforzi compiuti dal governo italiano per migliorare la situazione in seguito all’avvio della procedura di infrazione con lettera di costituzione in mora nel giugno 2014 e il successivo invio del parere motivato nel febbraio 2017. A più di tre anni dall’avvio della procedura di infrazione, tuttavia, le amministrazioni pubbliche italiane necessitano ancora di circa 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che possono essere nettamente superiori. La Commissione ha pertanto deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

 

 

Lettere di costituzione in mora

Gente di mare: la Commissione sollecita l’ITALIA a conformarsi alle norme dell’UE sui requisiti minimi di formazione per la gente di mare

La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora all’Italia, a motivo della sua mancata conformità alle norme europee sui requisiti minimi di formazione per la gente di mare (direttiva 2008/106/CE, come modificata). La Commissione sollecita l’Italia ad adottare misure correttive, in particolare per quanto riguarda l’elaborazione, la revisione e l’approvazione dei programmi di istruzione e formazione marittima; il riconoscimento dei certificati; la certificazione e la convalida dei certificati di abilitazione per gli ufficiali di macchina a livello dirigenziale; nonché i requisiti per l’abilitazione. L’Italia dispone ora di due mesi per conformarsi al diritto dell’UE; in caso contrario la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

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