Home > Media e News > Femminicidio. Approvata all’unanimità la relazione finale

Femminicidio. Approvata all’unanimità la relazione finale

 

 

La Commissione d’inchiesta sul Femminicidio, martedì 6 febbraio, ha presentato in conferenza stampa (video) la relazione finale dei propri lavori, approvata all’unanimità

La Commissione, ai sensi della propria delibera istitutiva, tra gli altri compiti, è stata chiamata a svolgere indagini sulle reali dimensioni, condizioni, qualità e cause del femminicidio, e, più in generale, di ogni forma di violenza di genere e ad analizzare gli episodi di femminicidio, verificatisi a partire dal 2011.

La ricostruzione del quadro quantitativo e statistico del fenomeno è stato possibile grazie ai dati acquisiti dalla Commissione, in particolare da ISTAT, Ministero dell’interno e forze dell’ordine, offrendo un riordino sistematico.

 

 

Misurare la violenza di genere

La violenza di genere contro le donne è un fenomeno che ha radici profonde anche nel nostro Paese e per questo occorre dotarsi di strategie adeguate a combattere questo fenomeno è fondamentale conoscerlo, analizzandone caratteristiche e dinamiche. Misurare la violenza di genere contro le donne è complesso, perché il fenomeno stesso è complesso. Diverse sono le tipologie di violenza, molteplici i soggetti coinvolti (vittima, autore, figli, parenti, istituzioni, servizi, associazioni, ecc.) e, quindi, plurime le fonti da considerare. Inoltre, la violenza contro le donne è in gran parte sommersa ed è quindi prioritario misurare proprio questa parte. Anche in un’ottica di confronto con il passato, la misura della violenza complessiva, sommersa e denunciata, richiede una rilevazione statistica su un campione rappresentativo di donne che rilevi quante abbiano subito violenza, nelle diverse forme, e quante abbiano denunciato. Solo questa tecnica, infatti, permette di misurare la violenza nel suo complesso, declinandola in tutte le sfaccettature, e di capire l’evoluzione del fenomeno nel tempo. E questo è ciò che è stato fatto dall’ISTAT nel 2006 e nel 2014, grazie anche a un preciso input politico da parte del Dipartimento per le Pari Opportunità. L’impegno profuso sia da un punto di vista politico sia economico è stato importante e trasversale ai governi che si sono succeduti.

Come emerso dalle considerazioni esposte nel corso dell’audizione dalla dottoressa Sabbadini, non basta l’indagine sulla violenza contro le donne; è necessario sfruttare anche i dati provenienti da altre fonti, consapevoli del fatto che, pur trattandosi di dati ufficiali sono parziali per definizione. Quelli del Ministero dell’interno sono relativi alle denunce, quelli del Ministero della giustizia sono relativi ai reati per i quali è stata avviata l’azione penale, ai condannati, ai detenuti, quelli del Ministero della salute si riferiscono al ricorso al pronto soccorso, e poi il ricorso ai centri antiviolenza e al numero verde 1.522 da chiamare per richieste di aiuto.

Secondo quanto riferito dalla dottoressa Sabbadini “ogni fonte ha una grande importanza, ma deve essere letta e analizzata sapendo cosa ognuna rappresenta: le denunce rappresentano le denunce e non le violenze. Le donne che hanno fatto ricorso al pronto soccorso sono un sottoinsieme delle donne che hanno subìto violenza, così come quelle che si rivolgono ai centri antiviolenza”. In conclusione emerge che non sono e non possono mai essere rappresentative di tutte le donne che hanno subìto violenza. Risulta quindi che ogni fonte ha una propria ricchezza informativa e può contribuire a comporre il puzzle del fenomeno che, tuttavia, può essere completato solo grazie alle indagini campionarie, come quelle condotte dall’ISTAT sulla sicurezza delle donne che misurano il sommerso

Condividi

Carica altri contenuti