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Cemento: è tempo di cambiare

Fonte: Ministero del lavoro

 

Innovazione, sostenibilità, economia circolare: un nuovo ciclo del cemento è possibile?” È questa la riflessione al centro del Convegno “4.0 Time for change“, organizzato da Feneal UIL, Filca CISL e Fillea CGIL, che si è svolto oggi, a Roma, presso il centro congressi Frentani.

 

 

Al convegno, che si è aperto con un focus sui combustibili alternativi e con le analisi e proposte del sindacato, ha partecipato anche il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, che è intervenuto in una tavola rotonda moderata da Giorgio Pogliotti, giornalista de “Il Sole 24 ORE”, insieme a Franco Turri, Segretario generale Filca CISL.

 

 

“La filiera del cemento è una risorsa importante per il nostro Paese e dobbiamo compiere ogni sforzo per difenderla – ha dichiarato il Ministro Poletti nel corso del suo intervento. È evidente che non si può pensare di usare le misure dedicate alle aree di crisi complessa, uno strumento nato con una logica diversa per affrontare i problemi di un’area specifica, un distretto, non un intero settore di cui fanno parte aziende distribuite su tutto il territorio nazionale – ha spiegato. È necessario, piuttosto, adottare una logica integrata, in cui gli strumenti di sostegno al reddito, politiche attive, strumentazioni bilaterali e fondi formazione, vengano adattati alle peculiarità del settore attraverso un dialogo con gli altri ministeri interessati”.

Poletti ha quindi sottolineato l’importanza dell’incontro per comprendere meglio gli elementi di un contesto in continuo cambiamento, attraverso le analisi prodotte dalle OO.SS e le interessanti proposte avanzate, tutte meritevoli di attenzione.

Sulle pensioni, il Ministro ha ricordato come nella definizione dei criteri per accedere all’ape sociale si sia già tenuto conto delle modalità lavorative che caratterizzano il mondo degli edili, ma si si è dichiarato comunque disponibile a rivederli in futuro, alla luce degli effetti prodotti in sede di prima applicazione della riforma. “Sappiamo che la norma non copre tutta la platea degli edili – ha precisato – il tema lo conosciamo e per questo abbiamo spalmato i sei anni di lavoro continuativo su sette anni. È una norma sperimentale e al prossimo giro ci potremo tornare su e fare le valutazioni del caso”.

 

 

Il Ministro ha concluso ricordando che l’elevato livello di indebitamento accumulato dal nostro Paese non consente di adottare tutte le misure che si vorrebbero. È importante quindi che ciascuno dia il proprio contributo: le parti migliorando la qualità della contrattazione e della partecipazione; il Governo creando un buon contesto in cui operare e garantendo il rispetto di solidi principi sul piano dell’equità, come quello che è stato recentemente introdotto con la riforma previdenziale, ovvero che non tutti i lavori sono uguali rispetto alla pensione. Una conquista di cui il Governo è particolarmente soddisfatto.

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