Home > UNA NUBE NERA SOPRA MILANO

UNA NUBE NERA SOPRA MILANO

Guido Zaccarelli (APC Prevenzione Incendi) e Raffaella Raffaelli (Consiglio Direttivo AIAS) spiegano quanto accaduto a Bruzzano

 

(L’incendio a Bruzzano – Foto Bennati © Mt)

 

 

La sera del 24 luglio 2017 i milanesi e tutti coloro che abitano nell’affollato circondario di Milano hanno potuto apprezzare (si fa per dire…) una alta nuvola nera sorgere sopra il cielo di Milano. Insoliti venti da nord hanno poi spinto la nuvola verso sud, costringendo molti abitanti della zona sud di Milano, fra cui anche chi scrive, a serrare le finestre a causa dello sgradevolissimo odore di plastica bruciata.

Si trattava dell’incendio di un capannone a Bruzzano, destinato a deposito di rifiuti industriali costituiti soprattutto da materiali plastici. Tali materiali, come è noto, quando bruciano producono grandi quantità di fumo molto scuro e spesso molto maleodorante; immediatamente è sorto il dubbio che il fumo potesse contenere anche sostanze tossiche.

Il lavoro durato tutta la notte di una quindicina di squadre dei Vigili del Fuoco ha avuto ragione dell’incendio, sebbene il mattino del 25 luglio fosse ancora visibile da lontano una nuvola di fumo, di colore più chiaro e molto meno ampia, segno che ormai l’incendio era in fase di estinzione. L’incendio ed i timori sul tipo di combustibile in fiamme hanno suggerito l’impiego anche del nucleo NBCR (nucleare-batteriologico-chimico-radiologico), uno dei fiori all’occhiello del nostro Corpo Nazionale VVF, e di alcuni mezzi speciali come l’UMPROVIR, l’unità mobile per la protezione delle vie respiratorie.

A produrre ulteriori difficoltà nello spegnimento, oltre alla quantità ed al tipo di materiale incendiato, è anche stato il parziale crollo delle strutture dell’edificio.

Lo stesso capannone era già andato a fuoco nel 2013, e solo pochi giorni prima, il 7 luglio, era andato a fuoco un altro deposito per la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti, questa volta a Senago, sempre nell’hinterland milanese.

Dalle prime informazioni disponibili, pare si possa escludere che fra i rifiuti bruciati ci fossero rifiuti speciali o particolari materiali tossici; in ogni caso il volume, il colore e l’acre odore della nuvola hanno spaventato molti milanesi. Il Comune ha consigliato di tenere chiuse le finestre e di limitare allo stretto indispensabile la permanenza all’esterno nelle vicinanze dell’incendio ma, disposti i campionamenti mediante rilevatori portatili Pid.

Il vicino asilo di Via Senigallia risulta parzialmente compromesso dall’incendio e le attività estive dei bambini sono state sospese. Si attende il rinfocolarsi (è il caso di dirlo) anche delle polemiche, visto che in passato il deposito era stato oggetto di appelli da parte degli abitanti, preoccupati per la sua posizione in prossimità da case di civile abitazione e di scuole.

Guido Zaccarelli, Presidente Vicario APC Prevenzione incendi

25 luglio 2017

 

Il problema della gestione del territorio in cui coesistono attività industriali ed insediamenti abitativi ancora una volta viene esasperato da eventi come quello di Bruzzano, tanto per citarne uno  ma se ne potrebbero citare tanti altri, sempre riferiti a casistiche analoghe recenti, a ridosso di agglomerati urbani , sia a Milano sia a Roma. Parliamo di depositi di “rifiuti”, non classificati in maniera particolarmente drastica,ma normalmente intesi come gomme, pneumatici, plastiche di vario tipo. Il ritenere presupposto di innocuità il trattarsi di rifiuti solidi, non costituiti in partenza da materiali tossici,ma , per così dire, assimilabili a gomme o al massimo liquidi densi a praticamente nulla volatilità, è assolutamente da rifiutare. Qualsiasi macromolecola in regime di combustione non controllata, quale l’incendio, può dare luogo a decomposizioni con formazione di  by-product  a caratteristiche pericolose sia nell’immediato sia nel medio/ lungo termine. Senza entrare troppo nel dettaglio chimico, va semplicemente ricordato che tutti i polimeri costituenti gli oggetti di uso comune (come il pvc,i poliuretani ,le gomme vulcanizzate,etc) per essere tali ed avere quelle proprietà estremamente importanti per noi nella vita di tutti i giorni, hanno inseriti nelle macromolecole gruppi funzionali che, in caso di alte temperature, portano alla formazione di sostanze potenzialmente pericolose.

Alle attività di raccolta, deposito, trattamento e recupero rifiuti con queste caratteristiche andrebbero quindi applicate le tecniche di valutazione, pesatura del rischio ed analisi di scenari e relativi impatti che applichiamo agli impianti chimici: pur non vincolanti in queste situazioni, aiuterebbero sicuramente a ridurre le frequenze delle emergenze e mitigarne la magnitudo.

Non a caso è vietato bruciare indiscriminatamente rifiuti urbani, non a caso si parla di termodistruzione da farsi negli impianti a temperatura controllata, in modo da portare le molecole alla completa distruzione con emissione di prodotti di combustione completa o a completa ossidazione (come appunto negli inceneritori /termovalorizzatori).

Tornando all’emergenza specifica, l’importante è intervenire subito ed intervenire nella maniera giusta, effettuare i monitoraggi ed escludere situazioni di rischio. Questo è stato fatto a Bruzzano, in un contesto presidiato e controllato. Questo però non compensa il disagio e lo stress della popolazione, la necessità di ripristinare l’area,di fare i controlli e gestire bene il post-emergenza. Troppo frequenti sono queste situazioni, per diminuirne la frequenza andrebbe seriamente fatta una analisi di rischio ,valutata la sequenza che ha portato all’emergenza ed adottate misure “correttive” .

Da ogni evento, anche se andato a buon fine, si impara qualcosa e la lezione imparata (lesson learnt) deve essere poi messa in pratica.

R.Raffaelli Consiglio Direttivo AIAS

26 luglio 2017

Condividi

Carica altri contenuti