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Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali

Legge 15/03/2017 n. 33

 

 

 

 

La legge reca una disciplina di delega al Governo concernente il contrasto della povertà, il riordino delle relative prestazioni assistenziali ed il coordinamento del sistema degli interventi in materia di servizi sociali.

La delega deve essere esercitata entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, secondo la procedura di cui al comma 1, alinea, e comma 5 dell’articolo 1 – che prevede, tra l’altro, la previa intesa in sede di Conferenza unificata Stato-regioni-province autonome-città ed autonomie locali ed un secondo invio alle Camere per l’ipotesi in cui il Governo non intenda conformarsi ai pareri espressi (sulla prima versione degli schemi) dalle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari.

Le finalità generali della delega (comma 1) sono costituite da: il concorso a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini e il pieno sviluppo della persona; il contrasto della povertà e dell’esclusione sociale; l’ampliamento delle protezioni fornite dal sistema delle politiche sociali, in modo da renderlo più adeguato rispetto ai bisogni emergenti e più equo e omogeneo nell’accesso alle prestazioni.

 

 

Gli oggetti della delega sono esposti nei seguenti termini sintetici dalle lettere a), b) e c) del comma 1 (mentre i successivi commi 2, 3 e 4 stabiliscono i princìpi e criteri direttivi specifici per ognuno di tali oggetti): a) l’introduzione di una misura – denominata reddito di inclusione e da garantire uniformemente (in qualità di livello essenziale delle prestazioni) sull’intero territorio nazionale – di contrasto della povertà, “intesa come impossibilità di disporre dell’insieme dei beni e dei servizi necessari a condurre un livello di vita dignitoso”, e dell’esclusione sociale; b) il riordino delle prestazioni di natura assistenziale intese al contrasto della povertà – con esclusione delle prestazioni rivolte alla fascia di popolazione “anziana non più in età di attivazione lavorativa”, delle prestazioni a sostegno della genitorialità e di quelle legate alla condizione di disabilità e di invalidità del beneficiario -. Si segnala che la Camera ha così riformulato l’oggetto in esame, mentre il testo originario faceva riferimento anche alla razionalizzazione di prestazioni di natura previdenziale, “sottoposte alla prova dei mezzi, compresi gli interventi rivolti a beneficiari residenti all’estero”. Dai lavori preparatori emerge che la soppressione è stata intesa anche ad escludere qualsiasi tipo di intervento sulle pensioni in favore dei superstiti e sulle integrazioni al minimo dei trattamenti pensionistici; c) il rafforzamento del coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, al fine di garantire in tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni, nell’àmbito dei princìpi di cui alla L. 8 novembre 2000, n. 328.

I princìpi e criteri direttivi per l’esercizio della delega in materia di reddito di inclusione sono stabiliti dal comma 2, mentre il comma 6 (oltre a porre le clausole finali di invarianza degli oneri a carico della finanza pubblica) specifica che queste ultime norme di delega sono attuate nei limiti delle risorse del “Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale” (come incrementate dalle eventuali economie derivanti dall’attuazione delle norme di delega di cui al comma 3).

Commento dal Governo: clicca qui

 

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