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Come adeguarsi agli standard GRI e alla Direttiva UE su informazioni non finanziarie

La guida Global Sustainability Standards Board aiuta le imprese nel percorso di sostenibilità

 

 

Il Global Sustainability Standards Board (Gssb) ha redatto una guida in cui vengono connessi gli articoli della Direttiva europea sulle informazioni non finanziarie e la diversità e gli standard del GRI. Questo documento può essere utilizzato come uno strumento di consultazione e approfondimento per tutte le imprese che desiderano intraprendere un percorso di qualificazione della sostenibilità del proprio sistema lavorativo.

La Direttiva europea del 2014 sulla divulgazione delle informazioni non finanziarie recepita recentemente in Italia, stabilisce che le grandi iniziative messe in atto dalle aziende devono essere pianificate avendo a disposizione un quadro informativo più ampio che tenga conto di temi quali l’ambiente, la società, l’occupazione, l’anticorruzione, i diritti umani e la diversità. Lo scopo della direttiva è di far conoscere gli impatti e i rischi dei piani da attuare, rassicurando gli investitori e i consumatori.

Gli standard del Global Reporting Initiative (GRI), in pratica, rendono operativo ciò che la direttiva dichiara necessario. I report del GRI sono strutturati in modo da contenere informazioni utili alle organizzazioni per quanto riguarda gli impatti sull’ambiente, l’economia e la società. I temi trattati sia dalla Direttiva europea che dagli standard del GRI sono perfettamente allineati. Tra questi troviamo:

 

1) Il valore della materialità. Entrambi questi strumenti di supporto decisionale richiedono alle organizzazioni di indicare tutte le informazioni che possano essere utili per l’identificazione delle reali priorità a livello ambientale, economico e sociale. Si vuole così rendere sostenibile ogni scelta decisionale abbattendone quanto più possibile le esternalità negative.

2) Impatti nella catena del valore. Alle organizzazioni è chiesto di prevedere non solo gli impatti che potrebbero causare direttamente, ma anche quelli che si potrebbero trasmettere attraverso i canali commerciali come sui consumatori o i fornitori.

3) Eccezioni ed omissioni. Sia la direttiva europea che il GRI sostengono che eccezionalmente, alcune organizzazioni, dovrebbero avere la possibilità di non rivelare alcune informazioni riguardo le proprie decisioni.

4) Controllo esterno. Non vi sono vincoli alcuni a ricorrere a controlli esterni sulla divulgazione delle proprie informazioni.

5) Miglioramento continuo. Lo sviluppo e la crescita continua del proprio percorso di sostenibilità all’interno delle imprese è saldamente supportato e considerato come un fenomeno naturale. Non esiste un traguardo definitivo nel processo di raggiungimento della sostenibilità.

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